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Un ossimoro territoriale



Di quella volta in cui qualcuno mi ha spiegato le eruzioni vulcaniche con una birra, alle falde dell’Etna

Una recente visita all’Etna mi ha fatto capire quanto qui vi sia l’incarnazione di un ossimoro territoriale. Sulle pendici del vulcano c’è, al contempo, creazione e distruzione: un terroir che genera sé stesso ma che ha anche il potere di distruggere e distruggersi. La vita e la morte convivono su questa nera montagna. Qui c’è l’antichissimo e il nuovissimo, ci sono le viti prefilosseriche nella terra antica, e i vigneti nuovi infilati su colate molto recenti, su terreni che si stanno ancora formando. Età del terreno a parte, qui convivono una viticoltura antichissima ad alberello e i nuovi impianti gestiti a Guyot, perché ogni epoca ha la sua forma di allevamento, i suoi modi e i suoi tempi.

La montagna e il mare sono opposti e vicini, uno guarda l’altro, fronteggiandosi. Le due varietà principali, il Carricante e il Nerello mascalese, sono espressione unica di questa zona così particolare, facile da comunicare e facile da capire. Una zona viticola ampia e ormai chiusa per la Doc, definita, con un profilo orografico che rappresenta la chiusura del cerchio, una sorta di C rovesciata che abbraccia Sud, Est e Nord, da circa 300 metri slm fino agli 800 metri. Il lato Ovest invece non è sfruttato, in parte per la presenza di terreni e colate troppo giovani e in parte per la presenza di colate ancora attive che minaccerebbero ogni forma di agricoltura.

Secondo Davide Puca, ricercatore in semiotica e docente del corso in “Comunicazione per l’enogastronomia” dell’Università di Palermo, l’attuale successo del terroir etneo e dei vini Etna Doc è motivato prima di tutto da un successo culturale. «L’identità dei vini dell’Etna ha saputo aderire e giocare col simbolo potentissimo del vulcano, ed è in continuità con una sua mitologia millenaria che è patrimonio comune. Che cos’è un mito? Da un punto di vista antropologico e semiotico, una soluzione narrativa agli opposti inconciliabili della nostra esistenza. Che cos’è l’Etna? Un simbolo mitico: morte e vita; nutrimento e distruzione; gaia e cton; abisso e altezza; peso ed etere; materia e spiritualità; acqua e fuoco; terra e gas; natura e cultura; un triangolo di profilo e un cerchio dall’alto.


Si potrebbe andare avanti a lungo, ma ciò che conta è che questa solida struttura simbolica sia migrata ed espressa nell’identità dei vini, nelle etichette, nelle architetture delle cantine, persino nell’esperienza organolettica: vini meridionali ma settentrionali; freschi ma caldi; cristallini ma materici; esili ma di spessore.

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