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La potatura in pillole



La potatura serve per controllare e “addomesticare” la vite, una “liana”, una pianta rampicante in sostanza. In una vigna, soprattutto una vigna moderna, la vite addomesticata ha a disposizione uno spazio definito, dove vivere e produrre, per questo va contenuta tagliando le parti che andrebbero fuori da quello che si chiama “sesto di impianto”, il suo spazio di crescita. 


Questa operazione è determinante per la resa finale e permette di controllare la crescita, la forma, la produzione, la distribuzione dei grappoli e della chioma e indirizzarla verso i nostri obiettivi. 

La vite, come accennato prima, è una pianta rampicante ed è quindi acrotona, con una dominanza apicale: una liana che doveva competere con altri alberi per raggiungere la luce e si è quindi evoluta di conseguenza concentrando molta della sua linfa e quindi della sua energia verso l’alto.


Le prime gemme che germogliano sono quelle più distanti dal terreno, verso il cielo, o quelle che la pianta pensa siano le più “in alto”.


La potatura non è semplicemente l’atto del taglio, ma comprende anche lo stralcio, per eliminare i tralci che non servono per l’annata successiva ma che sono serviti all’annata precedente per la produzione e la formazione della pianta stessa.


E successivamente comprende l’operazione di piegatura, con lo scopo di contenere, organizzare  e armonizzare lo sviluppo vegetativo della vite in modo da formare o educare la pianta a seconda del sistema di impalcatura. A volte la piegatura serve anche ad ingannare la vite, facendo un archetto con un tralcio infatti ai fa credere alla pianta che le gemme centrali del tralcio (capo a frutto) siano quelle più in alto (acrotonia) mitigando in parte il problema della dominanza apicale.

Potatura lunga o potatura corta?

Si sceglie l’una o l’altra in base a obiettivi enologici e produttivi, ma anche in base alla varietà.

A seconda della varietà, infatti, la vigna potrà avere una buona fertilità basale, per cui anche le prime gemme del tralcio porteranno frutti (Merlot, Cabernet, Chardonnay, Pinot Nero), e una fertilità distale, ovvero varietà i cui tralci porteranno frutta principalmente sui tralci che si formeranno dalle gemme più alte/centrali del capo a frutto, solitamente dalla quarta gemma in poi (molte varietà autoctone italiane per esempio).

Sul taglio corto, che si fa per esempio sul cordone speronato, non serve la piegatura, o meglio serve solo durante la formazione del cordone. Mentre sul taglio lungo, che serve per i sistemi di allevamento come il Guyot, la pergola, il tendone e molti altri, bisogna operare con una piegatura dei capi a frutto ogni anno, in quanto si rinnoveranno ad ogni stagione.

Altro aspetto interessante del taglio corto (a sperone) o lungo è la loro influenza sulle dimensioni, sulla compattezza, sulla distribuzione e sulla quantità dell’uva che si andrà a produrre. A parità di condizioni infatti le uve ottenute da sperone o da sistemi a potatura lunga arrivano ad essere anche molto diverse.



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