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Vino e Gen Z, un nuovo modo di amarsi


Mi ritrovo spesso, nell’ultimo periodo, a ragionare e a discutere sul problema attualissimo dei cali di consumo del vino.


Ma cominciamo da un po’ di numeri, facendo qualche nostalgico confronto fra dati del passato e consumi del presente.

Da una parte, questo calo è ormai fisiologico. Vengo da una famiglia che per quarantasette anni ha gestito in proprietà un locale e spesso discutendo con mio padre escono racconti di consumi mirabolanti di vino e alcolici in genere. Nei primi anni Settanta, infatti, nel nostro piccolo bar di paese si consumavano circa quindici-diciassette damigiane (per chi non lo sapesse, una damigiana conta ben cinquantaquattro litri) di vino a settimana, e tutto al calice! Il consumo era soprattutto rosso e in tutte le “salse”, chi lo beveva “liscio”, chi voleva lo “spritz” (l’antenato dello spritz in realtà, solo acqua minerale e vino rosso), chi ancora preferiva il famoso “misto” (mi viene il mal di pancia solo a pensarci ma era, o è ancora in qualche sperduta valle ancora vergine, il vino rosso tagliato per metà con la “cedrata” o la “spuma”). Per chi non avesse già fatto i conti, si tratta di 810-918 litri di vino a settimana in un paesino di poco più di quattromila anime al tempo: facendo due rapidi calcoli si arriva alla strabiliante cifra di 0,2 litri a testa a settimana includendo tutti nel calcolo, cioè donne, uomini, vecchi e giovani. Non si beveva però soltanto vino, anche la grappa, il brandy, il vermouth, ecc… avevano un consumo molto molto importante e, non ultimo, il locale dei miei genitori non era l’unico in paese, ma ce n’erano circa una decina e tutti lavoravano piuttosto bene. Va da sé che moltiplicando per dieci il consumo pro capite relativo al nostro bar, si arriva a due litri di vino a settimana che moltiplicato a sua volta per le settimane in un anno arriva guarda caso al consumo medio pro capite rilevato ai tempi, decade 1965-1975, che si aggirava attorno ai 104 litri di vino all’anno (dati di ricerca Istat e Uiv).


Detto questo, sapete quant’è l’attuale produzione di vino italiana?


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